venerdì 31 ottobre 2025

Parmenide e Zenone



Solo l'essere esiste e può essere pensato

Il messaggio di Parmenide può essere spiegato con l'affermazione: l'essere è, e non può non essere, mentre il non essere non è, e non può essere, ciò significa che solo l'essere esiste e che il non essere non esiste e non può nemmeno essere pensato. Per Parmenide l'essere è comune a tutti gli enti ed esiste nella sua pienezza perfetta, eterna e immobile; se una cosa non esiste non nasce né soffre, non si muove e non cambia ma semplicemente non è. 
Con Parmenide ha inizio l'ontologia ovvero lo studio dell'essere nelle sue caratteristiche universali.

Deduzione logica degli attributi dell'essere

Parmenide pensa che il mondo non possa derivare dal nulla perché sarebbe la fine della realtà e del pensiero perché ciò che arriva dal nulla è destinato a tornarvi, e visto che l'essere è, Parmenide definisce i caratteri dell'essere in modo che non siano in contraddizione con l'affermazione centrale dell'essere come unica realtà esistente e pensabile. 
Le definizioni a cui arriva Parmenide sono:
-l'essere è ingenerato e imperituro: l'essere non può nascere perché dovrebbe derivare da ciò che non esiste e questo è impossibile 
-l'essere è eterno: non ha né passato né futuro ma vive
in un eterno presente. L'essere semplicemente "è"
-l'essere è immutabile e immobile: ogni movimento implica una contaminazione tra uno stato A e uno stato B dei corpi in cui B è diverso da A ma se A è l'essere B è certamente il non essere e si cadrebbe in una contraddizione
-l'essere è infinito: secondo Parmenide l'essere è una sfera perfetta e descrive questa teoria come una verità che in pochi possono condividere con lui.     

Zenone e i paradossi logici

Zenone era un fedele discepolo di Parmenide che cercò di dimostrare che chiunque si fosse discostato dagli insegnamenti di Parmenide sarebbe caduto in contraddizioni logiche.
Parmenide sosteneva che:
-l'essere è uno
-l'essere è immutabile
Zenone confutava chi diceva il contrario:
-chi credeva nella pluralità dell'essere e delle cose (i Pitagorici)
-chi sosteneva il movimento (Eraclito)
Zenone sostiene che è impossibile che la realtà sia mutevole e molteplice e il metodo che usa per dimostrare questa tesi è accettare per ipotesi la tesi avversaria e di mostrarne tutte le conseguenze paradossali.

Confutazione delle tesi sul movimento

Zenone si concentra anche sui paradossi e dice che Achille in una gara contro una tartaruga non riuscirebbe mai a raggiungerla se lei avesse anche un minimo vantaggio su di lui, infatti quando Achille avrà raggiunto il punto di partenza della tartaruga, questa sarà già andata andata avanti un altro tratto e questo rende impossibile ad Achille raggiungere la tartaruga. Questa argomentazione si basa sull'infinita divisibilità dello spazio quindi che lo spazio sia divisibile in infinite parti, e quindi un corpo in movimento non arriverà mai alla meta perché deve percorrere infiniti spazi.


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    








domenica 19 ottobre 2025

Eraclito

                             

L'immagine di Eraclito

Visse nella città di Efesto ed era discendente di una stirpe reale ed era definito "oscuro" grazie alla sua opera "Intorno alla natura" di cui oggi conosciamo aforismi brevi ed enigmatici.                                          
La riflessione di Eraclito si può dividere in due nuclei tematici:              
- Il flusso universale
- Il lògos e la legge dei contrari

Il flusso universale 

Secondo Eraclito nel mondo non c'è nulla che sia stato in uno stato di quiete: tutto è in costante movimento.
C'è mutamento nelle città, nella natura e anche nell'uomo, infatti Eraclito disse che "non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume", non solo perché l'acqua in esso si rinnova ma anche perché la nostra identità personale cambia: "Pànta rèi" (Tutto scorre) è il detto più famoso del filosofo.
Per Eraclito la sostanza che simboleggia meglio l'universo è il fuoco, elemento distruttore, mutevole e per questo identificato da lui come principio originario: dal fuoco per condensazione hanno origine acqua, terra e tutti gli elementi e al fuoco per rarefazione tornano tutti gli elementi alla fine del ciclo cosmico. 

Il lògos e la legge dei contrari

Eraclito pensa che dietro la trasformazione delle cose si nasconda un ordine razionale visibile solo agli uomini saggi come i filosofi definiti "gli svegli" ovvero chi sa andare oltre le impressioni immediate.
Il movimento dell'universo si presenta come un conflitto incessante tra elementi contrari, tali elementi si alternano in uno scontro perpetuo ma si presentano anche come inscindibili e complementari, esiste l'uno solo perché esiste anche l'altro. Per Eraclito questa dipendenza e inscindibilità reciproche dei contrari è la legge fondamentale dell'universo.
Eraclito per sottolineare l'intrinseca razionalità la indica con il termine lògos (ragione), esso serve ad indicare il principio intelligente che presiede l'equilibrio delle forze opposte.






 

I pitagorici


La scuola di Crotone 

Pitagora si stabilisce a Crotone e crea una nuova scuola filosofica: Fratellanza Pitagorica, un'associazione politico-religiosa aristocratica che ha un'atmosfera quasi sacrale.
Pitagora era venerato dai suoi seguaci come una divinità e questa era una delle caratteristiche che facevano pensare alla scuola pitagorica come a una setta religiosa in cui venivano seguite regole ascetiche.
I seguaci erano divisi in:
- acusmatici: avevano una rigida disciplina e gli era          stato imposto il silenzio
-matematici: potevano fare domande e esprimere              opinioni, erano coloro a cui venivano rivelate le dottrine più impegnative del maestro.

Le dottrine fondamentali riguardavano:
- la dottrina dell'anima
- la dottrina del numero

Il destino dell'anima

La ricerca di Pitagora si muove nella direzione degli orfici che credevano che dopo la morte l'anima fosse destinata a reincarnarsi fino all'espiazione, infatti egli studia i mezzi per ottenere la liberazione dell'anima dalla vita materiale e individua questi strumenti in una prassi di vita ascetica, questa implica l'obbedienza a precetti severi come l'astensione da particolari cibi, e l'esercizio della filosofia. 
La filosofia infatti è intesa come una via per la salvezza perché la ricerca e la conoscenza conducono alla contemplazione dell'ordine che regna nell'universo.

La dottrina del numero

La vita dell'uomo filosofico secondo i Pitagorici si caratterizza per ordine e misura con cui riesce a tenere a freno gli istinti. I Pitagorici osservano il moto regolare e ordinato degli astri, governato dalla legge del numero appunto. Lo stesso vale per le melodie musicali o per il succedersi delle stagioni. Con queste osservazioni i Pitagorici arrivano alla conclusione che la sostanza delle cose risiede nel numero, infatti è grazie ad esso che possiamo cogliere la realtà del cosmo fatta di proporzione quantitativa tra gli elementi.

Il numero come principio costitutivo della realtà

I Pitagorici arrivano a considerare il numero come principio generatore.
Ogni numero corrispondeva a una figura e viceversa. 
I numeri erano divisi in pari e dispari  e ciò porta a una concezione dualistica dell'universo: il dispari è un'entità limitata, simbolo della perfezione, della forma e della proporzione perché solo ciò che è limitato permette una misurazione. Il pari è un'entità illimitata simbolo di imperfezione, disordine e caos.
Nella dottrina pitagorica quasi tutti i fenomeni hanno una relazione coi numeri infatti essi sono diventati simboli di virtù sociali, ad esempio il numero 1 rappresentava l'intelligenza. Il 10 è il numero perfetto perché esso contiene sia i pari che i dispari e questa figura è chiamata
Tetraktys.









sabato 18 ottobre 2025

L'arché

Talete
Anassimandro

La prima riflessione filosofica

Qual'è il fondamento dell'universo? E' una delle domande che si ponevano i primi filosofi, affascinati dallo spettacolo dei fenomeni naturali, e a cui cercavano una risposta razionale.
Tra i primi filosofi possiamo trovare Talete, Anassimandro, Anassimene, tutti provenienti dalla città di Mileto e tutti con conoscenze di carattere tecnico-scientifico. Essi hanno individuato un principio originario da cui deriva tutto: l'arché ovvero la materia con cui sono fatte tutte le cose. 


Talete: l'acqua

Anassimene
Talete pensava che il principio primordiale fosse l'acqua, si era basato sul buon senso che mostra che ogni cosa vivente è intrisa di acqua. Probabilmente aveva fatto riferimento al parto quando si "rompono le acque". Per quanto riguarda l'universo Talete pensava che in principio c'era il Grande Oceano da cui si è sviluppata la vita, secondo lui il mondo è piatto e galleggia sull'acqua di questo oceano.

Anassimandro: l'apeiron

Usa per primo il termine arché e individua la sostanza primordiale che è all'origine dell'universo in un principio detto apeiron che significa "sconfinato". Anassimandro dice ciò perchè secondo lui il principio da cui derivano tutte le cose non può essere identificato.

Anassimene: l'aria

Paragona la vita dell'universo a quella dell'uomo alla cui base c'è l'aria. Secondo lui il principio ha i caratteri dell'infinità e del movimento incessante, l'aria è il principio di ogni mutamento. Per Anassimene la generazione e trasformazione delle cose è spiegabile attraverso rarefazione e condensazione infatti quando l'aria viene a rarefarsi diventa fuoco e quando si condensa diventa vento, nuvola, acqua, terra e pietra a seconda di quanto condensa.

Platone

  La crisi dell'epoca e la critica ai sofisti Platone identifica la radice del male nella scissione tra politica e saggezza . Se chi go...