mercoledì 31 dicembre 2025

Protagora

                                                                          

L'uomo come criterio di giudizio della realtà 

A Protagora è attribuita l'affermazione "l'uomo è la misura di tutte le cose" a cui sono state date varie interpretazioni a seconda del significato che viene dato alla parola "uomo". Il termine può essere inteso come singolo individuo, quindi significherebbe che le cose appaiono diverse a seconda dei punti di vista, oppure può essere interpretato come "genere umano", e quindi il sofista si riferirebbe al fatto che dipende dalla conformazione mentale dell'uomo, che è diversa da quella degli altri animali. Il termine "uomo" però può anche avere il significato di "civiltà" o "popolo" equivalendo quindi il significato al relativismo culturale, secondo il quale le cose sono valutate in modo diverso a seconda della cultura e delle comunità a cui gli uomini appartengono. Probabilmente Protagora riteneva complementari i tre punti di vista decretando che l'uomo è il criterio di giudizio della realtà o irrealtà di tutte le cose.                                                                                      Ciò che emerge dalle teorie di Protagora è la sua visione relativistica quindi che non esiste una verità assoluta ma si devono ammettere diverse interpretazioni, la verità quindi è relativa a chi giudica in un determinato contesto. Secondo questa visione non c'è nemmeno una legge che stabilisca cosa è giusto e cosa non lo è, cosa è bene e cosa è male. In questa prospettiva, anche la religione non è universale né unica ma riguarda i costumi degli uomini.

Il potere della parola

Secondo Protagora la convinzione che non esista una verità assoluta è rappresentata dall'utile, inteso come ciò che si concorda essere il bene sia del singolo sia della comunità. In quest'ottica il termine assume il ruolo di strumento per raggiungere il consenso.                  Il rischio di ciò è che la parola diventi uno strumento di potere dei gruppi più potenti che la usano per far valere i propri interessi nell'assemblea, e per questo Protagora stabilisce che è importante riproporsi come obbiettivo quello del costante benessere della pólis. 

Aristotele riferisce che Protagora era inoltre capace di "rendere più forte l'argomento più debole", interpretando questa capacità come come una volontà di sostenere qualsiasi ingiustizia.                            Protagora afferma di perseguire l'utilità comune, a cui indirizza l'insegnamento della retorica, l'arte della persuasione che utilizza un linguaggio chiaro, semplice e convincente.                                    Il metodo di Protagra si fonda sul presupposto che ad ogni cosa si possono aggiungere argomenti a favore e non, egli quindi addestrava i suoi discepoli al dibattito convinto che servisse saper sostenere le posizioni più vantaggiose per la società facendole sembrare "più forti" se erano poco popolari.

La politica come "tecnica di tutte le tecniche"

Il sofista Abdera, nel dialogo platonico intitolato "Protagora", delinea una tesi dello sviluppo della civiltà inteso come un progresso dovuto a tecniche che servono per sottomettere l'ambiente ai bisogni dell'uomo. Le tecniche però non sarebbero bastate da sole a garantire la sopravvivenza dell'essere umano senza la politica che deve essere posseduta da tutti gli uomini. Fino ad allora la cultura era ritenuta un sapere elitario e sacro, ora c'è l'idea che tutti siano dotati della virtù politica e che possano anche perfezionarla con l'educazione.





martedì 30 dicembre 2025

I Sofisti

                                              

Chi sono?

Si possono considerare i primi insegnanti a pagamento, infatti molte professioni intellettuali allora erano remunerate ma non quella dell'insegnante. Coi sofisti l'esercizio del sapere diventa un mestiere che esercitano spostandosi da un luogo all'altro in cerca di nuovi discepoli, ciò gli permette di acquisire una mentalità aperta.  I principali esponenti sono Protagora e Gorgia seguiti dai loro successori Prodico, Ippia e Antifonte.

Il progetto educativo dei sofisti

I Sofisti si muovono nell'Atene del V secolo, un ambiente antitradizionalista e aperto al dialogo in cui essi esprimono una libertà di spirito e un'attitudine all'utilizzo spregiudicato della ragione in ogni ambito. Infatti in nome della razionalità i Sofisti confutano le credenze tradizionali col fine di sapere inteso come unico fondamento di virtù, non intesa come la virtù guerriera ma piuttosto come una virtù più adatta al clima culturale e all'ambiente cittadino democratico. La nuova virtù è quindi la capacità di vivere in società, che comporta sia il confronto civile e politico, sia la padronanza ampia e sicura del linguaggio e della parola, essenziali per parlare in pubblico, rappresentare i propri interessi e farsi ascoltare. Con la nuova cultura democratica, i Sofisti si dedicano quindi a formare i giovani per renderli adatti alla nuova realtà sociale, offrendo loro un sapere pratico e operativo rivolto al successo di ognuno. 

Dalla retorica all’eristica

Nel IV secolo a.C ci fu una trasformazione della retorica in “eristica”, il cui significato letterale è l’ “arte di battagliare (con le parole)” con il fine di vincere contro l’avversario. Chi la utilizzava confutava con con sottili disquisizioni le tesi avversarie senza preoccuparsi della loro verità o falsità e senza tenere conto di alcuna considerazione morale.




lunedì 8 dicembre 2025

Democrito

                                           

La teoria degli atomi

Democrito affronta il conflitto tra le dottrine del mutamento e quelle della permanenza elaborando una visione materialistica dell'universo in cui mutamento e permanenza sono tenuti insieme e conciliati. Per Drmocrito gli elementi originari sono gli atomi ovvero particelle indivisibili di materia che costituiscono tutte le cose. Queste particelle sono infinite e identiche tra loro dal punto di vista qualitativo ma non quantitativo. Aggregandosi e disgregandosi gli atomi determinano la nascita e la morte di tutte le cose. Gli atomi di Democrito hanno le stesse caratteristiche dell'essere di Parmenide infatti essi sono semplici, indivisibili, ingenerati ed eterni, uniformi e immutabili. L'unica differenza è che gli atomi aggregandosi e disgregandosi danno origine al mondo visibile. In questo modo Democrito concilia i pensieri di Parmenide con quelli di Eraclito ammettendo un elemento immutabile e allo stesso tempo concependo la molteplicità del divenire.

Vuoto e movimento

Per arrivare a questa conciliazione Democrito doveva riconoscere oltre all'essere anche il non essere. Per lui l'atomo è completamente pieno e il luogo in cui gli atomi si muovono è il nulla assoluto ovvero il non essere. La sua teoria non ammette alcun principio del movimento che è quindi lasciato al caso. La concezione di Democrito si può dunque considerare:      -meccanistica: tutti i fenomeni vengono spiegati tramite metodi meccanici e fisici                                                                                                                  -deterministica: tutto ciò che accade nell'universo ha una causa necessaria                                                                                                                              -materialistica: non ammette altra realtà se non la materia                              -atea: esclude ogni ipotesi di Dio                                                                      Secondo Democrito inoltre non si deve parlare del mondo al singolare ma di una pluralità di mondi perché gli atomi sono infiniti e quindi ci sono infinite combinazioni.

Conoscenza e metodo

Il filosofo divide il metodo scientifico in tre momenti:                                                                                      -conoscenza sensibile che fa cogliere le cose come appaiono ai sensi                                                              -elaborazione intellettuale dei dati dell'esperienza                                                                                            -formazione di una legge                                                                                                                                   Per Democrito esistono una conoscenza "oscura" e una "genuina": la prima si ferma al livello della conoscenza genuina, la seconda è in grado di stabilire le qualità oggettive della realtà.                                  Democrito per elaborare l'ipotesi dell'atomo ha ragionato sulla divisibilità dell'infinito della materia, se la divisibilità è possibile da un punto di vista teorico, nella realtà non possiamo dividere all'infinito la materia perché altrimenti si arriverebbe al non essere. Ma dal nulla non può nascere l'essere e quindi per ragione di causa ci sono dei costituenti minimi della materia non ulteriormente divisibili ovvero gli atomi.

La storia naturale dell'uomo e l'etica

Democrito delinea anche una storia naturale dell'umanità. Per lui all'origine della vita c'è l'acqua da cui nascono anche gli uomini. Inizialmente si viveva come belve poi l'uomo imparò ad aiutarsi vicendevolmente e a riunirsi in società, per convenzione si creò poi il linguaggio, frutto quindi dell'accordo tra gli uomini delle parole da usare per indicare le cose.

Per Democrito anche l'etica è legata alla mentalità razionalistica che ritiene la ragione come unica guida dell'esistenza. Per il filosofo il bene più alto è la felicità che risiede nell'interiorità dell'anima, nel raggiungimento della serenità spirituale.


Anassagora

                                            

Uno dei primi "scienziati"

Fu il primo a portare e diffondere la filosofia ad Atene e fu accusato di empietà perché pensava che il Sole fosse una massa infuocata e non una divinità, e per questo fu cacciato dalla città e morì in esilio. Ciò che stupisce è la sua attitudine a trattare i fenomeni come effetti di cause naturali piuttosto che come frutto di forze divine. Riguardo alla cosmologia, Anassagora ha una percezione delle dimensioni e della configurazione dell'universo migliore rispetto a quelle dei suoi predecessori. Infatti egli diceva che il Sole ci sembra più piccolo perché è molto distante da noi ma in realtà è più grande del Peloponneso. Inoltre credeva che il Sole non fosse un elemento del nostro paesaggio né che tramontasse dietro i monti ma che ruotasse intorno alla Terra. Riguardo alla Luna sosteneva che nonostante fosse più piccola del Sole, apparisse più grande perché più vicina alla Terra. Anassagora diceva anche che tutti i corpi celesti avevano la stessa natura della Terra, e che la Luna era attraversata da valli e pianure.

La teoria dei semi

Anassagora elaborò la sua teoria dei "semi" che erano particelle piccolissime e invisibili di materia che combinandosi con varie materie davano origine a tutte le cose visibili.Queste particelle differiscono per la qualità e sono infinitamente divisibili e infinite in quantità. Per questo Anassagora afferma che "tutto è in tutto" quindi in ogni cosa troviamo i "semi" di ogni altra cosa.                                                                        Il filosofo arriva alla conclusione che la teoria del "seme" possa spiegare tutte le trasformazioni che avvengono in natura. Inizialmente egli dice che i semi erano fusi insieme, poi è avvenuto il processo di differenziazione e di separazione degli elementi, quindi la realtà ha assunto la forma attuale.                        In tutte le cose però, per quanto diverse e specializzate possano essere, c'è una base comune ed unitaria formata da infiniti elementi invisibili.

Il noùs come principio ordinatore

Anassagora per spiegare l'origine dell'universo dalla mescolanza degli elementi originari ricorre a una forza nettamente separata da essi che chiama noùs ossia intelligenza, essa determina il movimento che è la causa della separazione e della composizione dei semi.                                                                                  L'intelligenza di cui parla il filosofo è un'energia illimitata che ha una forza propria non mescolata a nulla e la sua funzione è quella di dare forma al caos originario, provocando la differenziazione degli elementi. Più precisamente l'intelligenza avrebbe generato un movimento vorticoso nel caos primordiale, che ha prodotto la separazione degli elementi opposti.                                                                                                 Queste considerazioni mostrano come Anassagora avesse una consapevolezza della complessità del problema della struttura della materia. Indubbiamente il filosofo aveva anche la consapevolezza che ci fossero ambiti che i sensi non erano in grado di esplorare nel modo corretto e che quindi richiedevano l'uso della ragione. Per spiegare ciò Anassagora fece un esperimento: prese due recipienti contenenti uno un liquido bianco e l'altro un liquido nero e travasò uno dei due liquidi nell'altro. Nel composto doveva esserci un mutamento di colore ad ogni goccia, invece questo non era visibile all'occhio prima che fosse caduto un numero consistente di gocce.

Il primo modello del sapere scientifico

Anassagora sottolinea la stretta connessione tra l'esperienza sensibile e l'intelligenza ed elabora il primo modello del sapere scientifico:                                                                                                                          -Il cervello ci permette di elaborare le sensazioni e attraverso l'esperienza permette anche il nostro processo conoscitivo                                                                                                                                          -La memoria rende poi stabili queste sensazioni                                                                                              -L'intelligenza interpreta poi i dati e formula ipotesi elaborando un sistema di pensiero stabile ovvero la scienza.                                                                                                                                                              -Infine, grazie al sapere pratico e operativo le cose diventano oggetti della nostra manipolazione e trasformazione.                                                                                                                                                   Questa immagine della scienza fu all'origine della tradizione scientifica occidentale.



 

Empedocle

                                            

Le radici dell'universo

Empedocle era un poeta, medico, taumaturgo e mago che nel poema "Sulla natura" descrive la nascita dell'universo a partire da una totalità indifferenziata, lo sfero, in cui si mescolano  i quattro elementi detti le "quattro radici" fuoco, acqua, terra e aria. Questi principi sono eterni, immutabili e identici a se stessi ed ognuno di essi può essere suddiviso in parti più piccole ma ogni parte conserverà comunque le qualità che aveva nell'intero. 

Le forze cosmiche

Secondo Empedocle la causa della separazione degli elementi e quindi l'infrazione dello sfero sono due forze: amore e odio. Queste due presiedono rispettivamente all'unione e alla separazione dei principi originari. Mescolando le quattro radici, queste forze determinano la generazione e la dissoluzione di tutte le cose, lasciando però gli elementi originari inalterati e intrasformati. In questo modo a un ciclo di disgregazione dominato dalla contesa, ne segue uno di riaggregazione dominato dall'amore. L'universo e le singole realtà individuali possono esistere negli stadi intermedi tra la disgregazione e la riaggregazione, queste sono dette fasi di passaggio e sono:                                                                                                - Quella che dal regno dell'amore, grazie alla contesa, porta al regno dell'odio                                                                                                              - Quella che dal regno dell'odio, grazie all'armonia, ritorna al regno dell'amore
Quindi possiamo dire che per Empedocle l'esistenza è un momento intermedio che non è né amore né contesa ma la tensione tra i due. 

Teoria della conoscenza e concezione del male

Secondo Empedocle le cose sprigionano effluvi che colpiscono gli organi sensoriali e le parti simili di questi organi riconoscono l'effluvio corrispondente.                                                                                         Per Empedocle quello che l'uomo chiama "male" è determinato dall'irruzione della contesa, rappresentata come un delitto originario, sul mondo. Per Empedocle il delitto originario era l'uccisione di animali a scopo sacrificale, uccidendo e nutrendosi delle carni, secondo lui, si commetteva un'ingiustizia perché un solo spirito, pervade l'universo che è un unico organismo vivente di cui tutti gli esseri sono partecipi.

Finalità pratica del sapere di Empedocle

Nelle "Purificazioni" Empedocle si presenta come un Dio immortale seguito da una folla di donne e uomini che gli chiedono guarigioni. A loro il filosofo promette la liberazione dagli affanni e dal dolore che nascono dall'ignoranza e dalla paura della morte, gli uomini devono avere la consapevolezza che la morte non esiste perché il loro essere non si distruggerà ma si riunificherà con il tutto da cui deriva.




domenica 7 dicembre 2025

I Pluralisti

               

Scienza e tecniche

Oggi pensiamo alla scienza come a un complesso di conoscenze teoriche che riguardano vari settori come la fisica, la chimica ecc...                                                          Ogni scienza ha il suo oggetto specifico e una propria procedura metodologia. Le scienze sono caratterizzate anche da un approccio teorico ai problemi, al contrario della tecnica che invece ha una finalità pratica e operativa.                                                                              I Greci sono i primi che elaborano un metodo rigoroso per la comprensione dei fenomeni naturali che rappresenta l'inizio della tradizione scientifica occidentale, i Greci cercano di superare la frattura tra l'esperienza e la conoscenza razionale.

Un sapere al servizio dell'uomo

La scienza dei Greci non si può separare dalla scienza perché spesso i filosofi greci erano anche matematici e scienziati.                                                                                                                                      Il termine tèchne, che significa tecnica, comprendeva infatti non solo la trasformazione e lo sfruttamento del mondo naturale ma anche la sua conoscenza, inoltre la tecnica era vista in funzione dell'utilità e del beneficio che poteva portare all'uomo

Alle radici del metodo scientifico

Riguardo al metodo c'è però un elemento di continuità, infatti i Greci per la prima volta collegano l'esperienza al ragionamento, furono loro quindi i primi a stabilire connessioni durature tra i fenomeni osservati e a elaborare un solido sistema di conoscenze del mondo, che ha i caratteri dell'universalità e della necessità.                          Il problema dei filosofi greci era diventato riuscire a conciliare le due istanze che in precedenza erano state considerate solo separatamente:                                            - La salvaguardia di varietà, diversità e molteplicità dei fenomeni naturali                                                                  - L'elaborazione di un quadro organico e unitario del mondo 


 








Platone

  La crisi dell'epoca e la critica ai sofisti Platone identifica la radice del male nella scissione tra politica e saggezza . Se chi go...