L'uomo come criterio di giudizio della realtà
A Protagora è attribuita l'affermazione "l'uomo è la misura di tutte le cose" a cui sono state date varie interpretazioni a seconda del significato che viene dato alla parola "uomo". Il termine può essere inteso come singolo individuo, quindi significherebbe che le cose appaiono diverse a seconda dei punti di vista, oppure può essere interpretato come "genere umano", e quindi il sofista si riferirebbe al fatto che dipende dalla conformazione mentale dell'uomo, che è diversa da quella degli altri animali. Il termine "uomo" però può anche avere il significato di "civiltà" o "popolo" equivalendo quindi il significato al relativismo culturale, secondo il quale le cose sono valutate in modo diverso a seconda della cultura e delle comunità a cui gli uomini appartengono. Probabilmente Protagora riteneva complementari i tre punti di vista decretando che l'uomo è il criterio di giudizio della realtà o irrealtà di tutte le cose. Ciò che emerge dalle teorie di Protagora è la sua visione relativistica quindi che non esiste una verità assoluta ma si devono ammettere diverse interpretazioni, la verità quindi è relativa a chi giudica in un determinato contesto. Secondo questa visione non c'è nemmeno una legge che stabilisca cosa è giusto e cosa non lo è, cosa è bene e cosa è male. In questa prospettiva, anche la religione non è universale né unica ma riguarda i costumi degli uomini.Il potere della parola
Secondo Protagora la convinzione che non esista una verità assoluta è rappresentata dall'utile, inteso come ciò che si concorda essere il bene sia del singolo sia della comunità. In quest'ottica il termine assume il ruolo di strumento per raggiungere il consenso. Il rischio di ciò è che la parola diventi uno strumento di potere dei gruppi più potenti che la usano per far valere i propri interessi nell'assemblea, e per questo Protagora stabilisce che è importante riproporsi come obbiettivo quello del costante benessere della pólis.Aristotele riferisce che Protagora era inoltre capace di "rendere più forte l'argomento più debole", interpretando questa capacità come come una volontà di sostenere qualsiasi ingiustizia. Protagora afferma di perseguire l'utilità comune, a cui indirizza l'insegnamento della retorica, l'arte della persuasione che utilizza un linguaggio chiaro, semplice e convincente. Il metodo di Protagra si fonda sul presupposto che ad ogni cosa si possono aggiungere argomenti a favore e non, egli quindi addestrava i suoi discepoli al dibattito convinto che servisse saper sostenere le posizioni più vantaggiose per la società facendole sembrare "più forti" se erano poco popolari.
La politica come "tecnica di tutte le tecniche"
Il sofista Abdera, nel dialogo platonico intitolato "Protagora", delinea una tesi dello sviluppo della civiltà inteso come un progresso dovuto a tecniche che servono per sottomettere l'ambiente ai bisogni dell'uomo. Le tecniche però non sarebbero bastate da sole a garantire la sopravvivenza dell'essere umano senza la politica che deve essere posseduta da tutti gli uomini. Fino ad allora la cultura era ritenuta un sapere elitario e sacro, ora c'è l'idea che tutti siano dotati della virtù politica e che possano anche perfezionarla con l'educazione.